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	<title>Gregorio Samsa</title>
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	<description>artist portfolio</description>
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		<title>Combat Prize 2016</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2016 16:16:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Combat Prize 2016, ecco i finalisti 13 luglio 2016 &#160; Livorno, 13 luglio 2016 &#8211; Sabato 16 luglio alle 17.30, premiazione dei vincitori del Premio Combat Prize 2016 nella Sala degli Specchi di Villa Mimbelli. Saranno assegnati i nove premi a disposizione tra gli ottanta finalisti selezionati da una giuria composta da: Adriana Polveroni, Antonello [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>Combat Prize 2016, ecco i finalisti</h2>
<p>13 luglio 2016</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Livorno, 13 luglio 2016 &#8211; Sabato 16 luglio alle 17.30, premiazione dei vincitori del Premio Combat Prize 2016 nella Sala degli Specchi di Villa Mimbelli.</p>
<p>Saranno assegnati i nove premi a disposizione tra gli ottanta finalisti selezionati da una giuria composta da: Adriana Polveroni, Antonello Tolve, Cristiana Perrella, Francesca Baboni, Ilaria Bonacossa, Luca Panaro e Stefano Taddei. Ecco i nomi dei finalisti: sezione pittura, Salvatore Alessi, Andrea Barzaghi, Elisa Cella, Stefano Cescon, Kalina Aleksandrova Danailova, Gianpiero De Gruttola, Emanuele Puzziello, Maurizio Faleni, Francesco Fusi, Gabriele Salvo Buzzanca, Giulio Saverio Rossi, Sai Hashizume, Juan Eugenio Ochoa, Pauline Koehorst, Pierpaolo Lista, Iva Lulashi, Luca Macauda, Saverio Magistri, Marta Lorenzon, Eleonora Mazza, Vincenzo Merola, Ettore Pinelli, Greta Pllana, Federica Poletti, Agostino Rocco, Lucia Simone, Tina Sgro, Vergauwen Victor, Annuli Viherjuuri, Xi Zhang. Sezione grafica: Giulio Bonatti, Anna Capolupo, Simone Downey, Flavio Senoner, Robert Gabris, Gudrun Heamägi, Marta Lech, Sabrina Vivian Bello, Marco Useli. Sezione fotografia: Andrea Buzzichelli, Filippo Centenari, Sara Ciuffetta, Chiara Corica, Giuseppe De Mattia, Paola Di Bello, Tiziano Doria, Elena Franco, Sara Lessio, Giovanni Presutti, Arash Radpour, Sanja Rosic, Silvia Serenari, Claudia Sinigaglia, Giulia Spreafico, Lamberto Teotino, Andrea Tesauri, Fabio Valerio Tibollo, Jacopo Tomassini, Rui Wu. Sezione scultura/installazione: Francesco Amato, Alessandra Calò, Martina Camani, Silvia Hell, Julie Polidoro,</p>
<p>Ernesto Longobardi, Mayice, Miz Nakaishi, Marika Ricchi, Sam Salehi Samiee. Sezione video: Hilla Ben Ari, E_cor Ensemble, Matteo Girola, Hweistra, Edson Luli, Andreas Mares, Matteo Pasin, Rionices, Gregorio Samsa, Ruben Van Leer.</p>
<p>____</p>
<p>Link al sito: <a href="http://www.lanazione.it/livorno/cosa%20fare/combat-prize-2016-ecco-i-finalisti-1.2342877" target="_blank">La Nazione</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Exibart VS2</title>
		<link>https://www.gregoriosamsa.com/exibart-vs2/</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2016 16:11:05 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[GREGORIO SAMSA, VIAGGIARE SICURI 2. TEATRO VITTORIA, PENNABILLI 08 giugno 2016 &#160; VS#2 Immaginate che vi arrivi un pacco, mentre siete a casa, magari sul divano. E immaginate che in questo pacco ci sia una scatola, e dentro la scatola una cornice con una fotografia, e che questa fotografia sia un autoritratto di Gregorio Samsa. Poi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>GREGORIO SAMSA, VIAGGIARE SICURI 2. TEATRO VITTORIA, PENNABILLI</h2>
<p>08 giugno 2016</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>VS#2</p>
<p>Immaginate che vi arrivi un pacco, mentre siete a casa, magari sul divano. E immaginate che in questo pacco ci sia una scatola, e dentro la scatola una cornice con una fotografia, e che questa fotografia sia un autoritratto di Gregorio Samsa. Poi immaginate un tabellone pieghevole, scritto in cinque lingue, contenente le istruzioni per installare, allestire e documentare una piccola mostra, proprio esponendo quell’autoritratto a casa vostra, e poi fotografandolo, diventando così voi stessi autori e parte dell’opera.</p>
<p>Bravi, avete immaginato Viaggiare Sicuri, opera d’arte aperta e a lunga scadenza (speriamo molto lunga, visto che l’opera si considererà conclusa con la fine della vita dell’artista!) di Gregorio Samsa, di cui è possibile monitorare i risultati ogni due anni, in una mostra biennale.<br />
Quest’anno, a circa quattro anni dall’inizio dei suoi viaggi, la seconda biennale di Viaggiare Sicuri è stata allestita nel foyer del Teatro Vittoria di Pennabilli, luogo eccentrico e lontano dai soliti circuiti dell’arte contemporanea. Come in un gioco di specchi ribaltati, Viaggiare Sicuri, il cui cuore è costituito da partecipazioni internazionali, trova mostra dunque in un piccolo paesino dell’entroterra romagnolo, ma proprio nel momento in cui questo diventa centro di internazionalità, durante la ventesima edizione di Artisti in Piazza, Festival Internazionale di Arti Performative.</p>
<div>Esposte, oltre alla tavola delle istruzioni e alla scatola, le 62 fotografie corrispondenti ai viaggi fatti finora dalla scatola, scattate da persone di tutto il mondo che hanno partecipato al progetto, accettando di diventare per una volta curatori, critici e artisti essi stessi, e dunque infiltrandosi in quello che l’artista chiama «il rituale dell’arte» – rituale sottolineato dalla performance di apertura della mostra in cui i visitatori sono stati invitati a mangiare una torta/simulacro identica alla scatola.<br />
A un primo sguardo d’insieme tutte queste fotografie – che poi sono come ritratti dell’autoritratto dell’artista, o forse autoritratti con l’autoritratto dell’artista – fanno un effetto straniante e affascinante al tempo stesso, e si è tentati di tracciare reti di analogie e differenze tra le fotografie, giocare a immaginare i profili e le personalità dei singoli fotografi.Il lavoro può sollevare molte riflessioni: il rapporto tra artista e fruitore, il senso dell’autorialità oggi, o il recupero di una certa fisicità – anche nel viaggio fisico effettuato dalla fotografia – in un’epoca di virtualità e incorporeità sempre più estreme. Ma più di tutto sembra suggerire la possibilità del dialogo tra individui: tanti mondi apparentemente distanti e isolati (forse come quegli strani aggregati geometrici su arazzo, quasi figure tutelari o demoniche, che Gregorio Samsa ha appeso ai lati della scala del teatro, a vegliare silenziosi) che però possono, relazionandosi e dialogando insieme, gettare le basi di nuove forme di esistenza, di partecipazione e di creazione.Mario Finazzi____</p>
<p>Link al sito: <a href="http://www.exibart.com/notizia.asp?IDNotizia=49922&amp;IDCategoria=1" target="_blank">Exibart</a></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>BoCS Art</title>
		<link>https://www.gregoriosamsa.com/bocs-art/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Mar 2016 15:44:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[INTERVISTA AD ALBERTO DAMBRUOSO 23 marzo 2016 &#160; Alberto Dambruoso, critico e curatore militante, fondatore e animatore dei Martedì Critici a Roma, Milano e Napoli, è stato nel 2015 protagonista di un progetto innovativo di residenze d’artista: i BoCS d’arte, a Cosenza. Gli abbiamo chiesto di parlarcene. Cosa sono i BoCS e da dove nasce l’iniziativa? [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>INTERVISTA AD ALBERTO DAMBRUOSO</h2>
<p>23 marzo 2016</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alberto Dambruoso, critico e curatore militante, fondatore e animatore dei Martedì Critici a Roma, Milano e Napoli, è stato nel 2015 protagonista di un progetto innovativo di residenze d’artista: i BoCS d’arte, a Cosenza. Gli abbiamo chiesto di parlarcene.</p>
<p><strong>Cosa sono i BoCS e da dove nasce l’iniziativa?</strong></p>
<p>I Bocs d’arte sono un progetto che inizia il 4 luglio 2015 a Cosenza. Sul lungo fiume Crati, in un’area immersa nel verde, ma a ridosso del centro storico, sono stati costruiti 27 box più un centro polifunzionale. Si tratta di casette su due piani, completamente ecosostenibili, di circa 50 metri quadri, perfettamente attrezzate per accogliere gli artisti. Una sorta di casa vacanza per gli artisti! Il progetto nasce per volere del sindaco Mario Occhiuto: si è partiti grazie all’ottenimento di un finanziamento europeo, investito nella progettazione e realizzazione dei box, oltre che per la bonifica e sistemazione dell’area. Il progetto di residenze è invece stato finanziato dal Comune di Cosenza, e in parte anche dalla Provincia.</p>
<p><strong>Parliamo di numeri: quanti artisti, quante opere?</strong></p>
<p>Circa 180 artisti, divisi in 7 edizioni, dal 4 luglio 2015 al 7 gennaio 2016. Le residenze hanno avuto durata media di due settimane, fino al massimo di un mese. Oltre al proprio box, gli artisti avevano a loro disposizione un ristorante, che è diventato anche un luogo di condivisione e scambio: spesso le migliori idee nascono intorno ad un piatto di pasta! Oltre a vitto e alloggio, era anche previsto che gli artisti fossero completamente rimborsati di ogni spesa, compresi i costi dei materiali per la realizzazione delle opere.</p>
<p><strong>Come sono stati scelti gli artisti?</strong></p>
<p>Per gran parte, si tratta di mie conoscenze pregresse, legate all’attività critica, curatoriale, e ai Martedì Critici. La restante parte è stata selezionata da me e dalla mia assistente Annalisa Ferraro secondo i criteri standard di qualità del lavoro e curriculum.</p>
<p><strong>Di questa iniziativa si è parlato in lungo e in largo, e gli è stato conferito anche il premio Smau Napoli 2015. Si aspettava un riscontro di tale portata?</strong></p>
<p>È vero che se n’è parlato moltissimo nella stampa di settore nazionale ed estera. In tutta Europa questo progetto è stato considerato innovativo e se ne è discusso lungamente. E benché sono ovviamente molto contenti di aver vinto questo premio, e di aver avuto tutto questo successo fra gli addetti ai lavori, non posso non lamentare un’assenza delle grandi testate e televisioni nazionali, che hanno ignorato il progetto.</p>
<p><strong>E che reazioni ci sono state nella comunità cosentina? Che tipo di crescita ha portato per la città?</strong></p>
<p>Ogni progetto moderno e innovativo, inserito in un contesto non metropolitano ed internazionale, incontra diffidenze e resistenze. È nella natura delle cose. Tuttavia ho visto queste perplessità lentamente addolcirsi e mitigarsi, soprattutto di fronte al lavoro di quegli artisti che hanno deciso di lavorare nella città e con la città.</p>
<p><strong>Mi può fare qualche esempio di artisti che sono riusciti a coinvolgere la comunità locale?</strong></p>
<p>Ho lasciato gli artisti completamente liberi di lavorare secondo la loro volontà e i loro interessi, anche se ho consigliato loro di lasciarsi guidare anche dal contesto. E molti di loro hanno accolto il mio pensiero, lasciandosi influenzare e guidare dal tessuto culturale, storico, ambientale, sociale e geografico in qui si trovavano. Penso in particolare alle azioni di Alessandro Bulgini in giro per tutta la città, alla performance di Elena Bellantoni, che ha rievocato le memorie del territorio attraverso l’uso di vecchie macchine da scrivere: all’interno di una scuola bombardata nel 1943. O ancora penso al lavoro di Anita Calà, che ha raccolto le ombre di tutti coloro che sono entrati nel suo box, ombre che si sovrappongono e che creano una visione osmotica fra passato e presente, fra presenza ed assenza. E poi penso alla trottola del duo artistico <strong>Gregorio Samsa</strong>, che hanno coinvolto gli spettatori nel tentativo di far ruotare una trottola sezionata, che non poteva girare, registrando una serie continua di tentativi e fallimenti.</p>
<p>continua a leggere: <a href="https://martebenicult.wordpress.com/2016/03/23/intervista-ad-alberto-dambruoso/ " target="_blank">link</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Federica Lamedica</p>
<p>____</p>
<p>Link al sito: https://martebenicult.wordpress.com</p>
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		<title>Premio Rotary #Youth Art</title>
		<link>https://www.gregoriosamsa.com/premio-rotary-youth-art/</link>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2015 16:19:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Torino Updates: ancora premi nell’artweek. Domenico Antonio Mancini vince quello intitolato ad Alessandro Marena, Gregorio Samsa il Premio Rotary #Youth Art 07 novembre 2016 &#160; Seconda edizione per il Premio Alessandro Marena, intitolato al gallerista torinese morto a 36 anni nel 2013. Quest’anno la curatela era affidata a Luca Beatrice, mentre gli artisti coinvolti rispondono ai [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>Torino Updates: ancora premi nell’artweek. Domenico Antonio Mancini vince quello intitolato ad Alessandro Marena, Gregorio Samsa il Premio Rotary #Youth Art</h2>
<p>07 novembre 2016</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Seconda edizione per il Premio Alessandro Marena, intitolato al gallerista torinese morto a 36 anni nel 2013. Quest’anno la curatela era affidata a Luca Beatrice, mentre gli artisti coinvolti rispondono ai nomi di Matteo Fato, Christian Fogarolli, Domenico Antonio Mancini, Paolo Peroni, Giusy Pirrotta, Gregorio Samsa, Elena Tortia. L’allestimento delle opere nel Salone delle Feste […]</p>
<p>Seconda edizione per il Premio Alessandro Marena, intitolato al gallerista torinese morto a 36 anni nel 2013. Quest’anno la curatela era affidata a Luca Beatrice, mentre gli artisti coinvolti rispondono ai nomi di Matteo Fato, Christian Fogarolli, Domenico Antonio Mancini, Paolo Peroni, Giusy Pirrotta, Gregorio Samsa, Elena Tortia. L’allestimento delle opere nel Salone delle Feste dell’Hotel Principi di Piemonte – location eccezionale e per nulla battuta dai circuiti dell’arte contemporanea – è visibile fino a domenica 8 novembre alle 20. Nel frattempo, ieri sera la giuria presieduta da Franca Pastore Marena e composta da Irma Ciaramella, Marco Enrico Giacomelli, Marina Paglieri e Giulia Tosettiha scelto il vincitore, ovvero il Self-Portrait di Domenico Antonio Mancini. Un ulteriore premio (Premio Rotary #Youth Art) è stato messo a disposizione dal Rotary Club Torino Crocetta ed è stato assegnato dalla medesima giuria al duo Gregorio Samsa.</p>
<p>Redazione</p>
<p>____</p>
<p>Link al sito: <a href="http://www.artribune.com/tribnews/2015/11/torino-updates-ancora-premi-nellartweek-domenico-antonio-mancini-vince-quello-intitolato-ad-alessandro-marena-gregorio-samsa-il-premio-rotary-youth-art/#.Vj6lGBs73-0.facebook" target="_blank">Artribune </a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Exibart &#8211; Where is Abel?</title>
		<link>https://www.gregoriosamsa.com/exibart-where-is-abel/</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Jun 2015 14:18:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[GREGORIO SAMSA, WHERE IS ABEL? ALBUMARTE, ROMA 08 giugno 2015 &#160; Where is Abel? Caino è il primo omicida della storia, Abele la prima vittima sacrificale. Due fratelli che diventano l’esempio di un’esperienza primigenia, che non restano un episodio isolato, ma gettano il seme per una serie di episodi ciclicamente ripetuti. Dov’è Abele, oggi? Dopo una [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>GREGORIO SAMSA, WHERE IS ABEL? ALBUMARTE, ROMA</h2>
<p>08 giugno 2015</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Where is Abel?<br />
Caino è il primo omicida della storia, Abele la prima vittima sacrificale. Due fratelli che diventano l’esempio di un’esperienza primigenia, che non restano un episodio isolato, ma gettano il seme per una serie di episodi ciclicamente ripetuti.<br />
Dov’è Abele, oggi?<br />
Dopo una serie di lavori che si erano caratterizzati per una presenza nell’assenza, il duo di artisti Gregorio Samsa torna a confrontarsi con la questione dell’autorialità, manipolando materiali d’archivio storici, inserendosi nel corso dei tempi, riflettendo sul legame tra tempi passati e presenti.</p>
<p>Where is Abel?<br />
Parigi, 25 maggio 1937.<br />
Una camera riprende il Lungosenna, il chiarore del sole riflesso sul fiume, un bateau mouche che accompagna le persone a bordo verso le principali strutture create per l’Esposizione Universale. Ogni nazione ha la possibilità di sfruttare un edificio per trasmettere un messaggio, un’architettura per veicolare un significato. Negli anni antecedenti lo scoppio della Seconda Guerra mondiale, Parigi vive il clima di tensione di una miccia che sta per esplodere. Tra le rappresentanze nazionali, spicca la struttura poco attraente, simile a una ziggurat mesopotamica, del Padiglione dello Stato dell’artista Noi siamo Lucido. Un nome che svela la duale identità di Gregorio Samsa, un nome che svela un programma d’azione: tornare nel passato, intervenire sulle sue tracce storiche e farlo portando la lucidità dell’essere che l’artista porta nel mondo, come se il suo ruolo possa essere in grado di fermare il corso delle cose, portando lucidità laddove l’essere umano non è in grado di opporre resistenza. A fare da stemma alla costruzione, inserita di soppiatto nella scrittura della storia, una stella nera a otto punte. Un buco nero, uno sparo? Il proiettile buca il velo della realtà, le fase apparenze, portandosi dietro un’ondata di consapevolezza.</p>
<p>Roma, 8 giugno 2015<br />
Quasi cento anni dopo allo spettatore è permesso di rivivere – o vivere per la prima volta? – l’esperienza di quel Padiglione del lontano 1937. Strizzando un occhio alla Biennale di Venezia, da poco inaugurata, gli artisti trasformano lo spazio di AlbumArte in un padiglione mai realmente esistito, dove la presenza di resti – la guida ufficiale dell’Esposizione del 1937, il neon che riporta il nome Noi siamo Lucido, un video grazie al quale è possibile rivedere la Parigi di quel 25 maggio – lascia nell’empasse fra realtà e finzione. Una grande tela dal titolo Where is Abel?, accompagnata dalla colonna sonora malinconica di Per un pugno di dollari di Sergio Leone, porta i segni della violenza: fra le forme geometriche, già diverse volte presenti nel lavoro dei due artisti, sul fondo rosso appare la testa di Abele, rimasto ucciso. La musica continua a suonare in sottofondo, lasciando lo spettatore in solitaria riflessione.<br />
Una violenza che rimbalza dal passato al presente, a domandarsi – pur conoscendone le risposte – dove sia Caino, oggi.</p>
<p>Alessandra Cardarelli</p>
<p>____</p>
<p>Link al sito: <a href="http://www.exibart.com/notizia.asp?IDNotizia=46286&amp;IDCategoria=61" target="_blank">Exibart</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Artribune &#8211; Where is Abel?</title>
		<link>https://www.gregoriosamsa.com/artribune-where-is-abel/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Jun 2015 18:24:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Artribune]]></category>

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		<description><![CDATA[Abele a Expo. Una mostra di Gregorio Samsa fino al 29 luglio 2015 &#160; AlbumArte, Roma – fino al 20 luglio 2015. Gli affascinanti spazi della ex stalla di Villa Poniatowsky vengono trasformati dal duo romano Gregorio Samsa in un padiglione dell’Expo di Parigi del 1937. Una curiosa occasione per celebrare uno stato mentale più che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>Abele a Expo. Una mostra di Gregorio Samsa</h2>
<p>fino al 29 luglio 2015</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>AlbumArte, Roma – fino al 20 luglio 2015. Gli affascinanti spazi della ex stalla di Villa Poniatowsky vengono trasformati dal duo romano Gregorio Samsa in un padiglione dell’Expo di Parigi del 1937. Una curiosa occasione per celebrare uno stato mentale più che geografico, parlando di ieri per riflettere sull’oggi.</p>
<p>EXPO, 1937<br />
Una nuova nazione, talmente potente da avere la possibilità di trascendere i confini spazio-temporali per autoinvitarsi e presentare il proprio padiglione all’Expo di Parigi del 1937. Se siete increduli, vi basterà sfogliare la guida ufficiale dell’esposizione o consultare il filmato d’inaugurazione per ritrovare tutte le informazioni sullo Stato di Lucidità della mente, rappresentato dal padiglione Noi Siamo Lucido.<br />
Ancora scettici? Sappiate che vi troverete lo stendardo, come ogni Stato che si rispetti, e un’imponente architettura a rappresentarlo.<br />
Per chi non avesse il privilegio di poter fare un salto nel ’37, Gregorio Samsa (duo formatosi a Roma nel 2010) è stato così prodigo da dare la possibilità di visitarlo comodamente a Roma, nell’anno corrente.</p>
<p>CORTOCIRCUITI SPAZIO-TEMPORALI<br />
Del resto, il cortocircuito storico 1937-2015 non è così stridente da far risultare il padiglione Noi Siamo Lucido fuori luogo, fuori tempo o démodé. Non ci si deve spostare tanto per assistere oggi (ad esempio a Milano) a qualcosa di simile: grandi eventi, clima spensierato e festoso, magnificenza architettonica e un sentimento di orgogliosa appartenenza alla nazione.<br />
Eppure s’insinua strisciante la netta consapevolezza che qualcosa di terribilmente sbagliato stia avvenendo subito dietro le vivaci scenografie, qualcosa da tenere in sordina almeno per il breve tempo dell’esposizione, sperando di distrarre gli animi dal pericolo della grande guerra che di lì a poco sarebbe scoppiata o dalla crisi finanziaria, dall’oppressione, dalla censura e dalla maldistribuzione delle ricchezze che incombe oggi.</p>
<p>LA MUSICA DELLA PRIMA VITTIMA<br />
Così si spiegano le ragioni di quel motivo dolceamaro che proviene da un grammofono, accompagnando gli spettatori nel padiglione immaginato e costruito dalla mente degli artisti, di quell’arazzo che dà il titolo alla mostra, Where is Abel?, che nonostante i colori vivaci lascia intravedere il profilo di Abele, rievocando la prima vittima di violenza nella storia o lo stendardo pensato a rappresentare il padiglione così somigliante, nella scelta cromatica, alle divise militari.<br />
L’incursione clandestina nella storia, attraverso la mistificazione di filmati e documenti, in una paradossale azione di disturbo e interruzione del corso degli eventi passati, riflette sulla distorsione di lettura della realtà di oggi come di ieri. Noi siamo lucido è l’affermazione della luminosità della mente sull’oscurità dei nostri giorni, è l’esaltazione della potenza dell’uomo pensante che sa travalicare il tempo e lo spazio e cambiare il corso della storia.</p>
<p>Giulia Pareschi</p>
<p>____</p>
<p>Link al sito: <a href="http://www.artribune.com/2015/06/abele-expo-mostra-gregorio-samsa-roma/" target="_blank">Artribune</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Insideart &#8211; Where is Abel?</title>
		<link>https://www.gregoriosamsa.com/insideart-where-is-abel/</link>
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		<pubDate>Thu, 11 Jun 2015 14:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Insideart]]></category>

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		<description><![CDATA[GREGORIO SAMSA AD ALBUMARTE 11 giugno 2015 &#160; Where is Abel?, un viaggio immaginario sempre in bilico tra realtà e finzione. L&#8217;esperienza degli artisti che hanno deciso di tornare indietro nel tempo. Gregorio Samsa è un duo di artisti indipendenti formatosi a Roma nel 2010. Proprio come il noto personaggio kafkiano da cui prendono il nome, i due [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>GREGORIO SAMSA AD ALBUMARTE</h2>
<p>11 giugno 2015</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="line-height: 1.5;">Where is Abel?, un viaggio immaginario sempre in bilico tra realtà e finzione. L&#8217;esperienza degli artisti che hanno deciso di tornare indietro nel tempo.</span></p>
<p><span style="line-height: 1.5;">Gregorio Samsa è un duo di artisti indipendenti formatosi a Roma nel 2010. Proprio come il noto personaggio kafkiano da cui prendono il nome, i due spersonalizzano la propria individualità, lavorando nelle vesti di un singolo artista. La loro attività è il risultato di due menti in costante dialogo, tema centrale della loro ricerca, sviluppato nelle più diverse declinazioni. Nella mostra personale Where is Abel? a cura di Adriana Polveroni, Samsa torna indietro nel tempo, precisamente al 25 maggio del 1937, apertura dell’Expo di Parigi. Potendo scegliere qualsiasi evento del passato, l’artista decide di immergersi nell’Esposizione Internazionale Arts et Techniques dans la Vie Moderne, tenutasi tra le due grandi guerre, in un momento storico di forti tensioni politiche. La manifestazione doveva favorire una distensione tra gli Stati partecipanti, ma la storia purtroppo ci insegna che questo scopo non fu raggiunto. Nel domandarsi in che forma palesare la propria presenza, l’artista risponde inserendo nell’Expo un padiglione personale, dal nome Noi Siamo Lucido, crasi sintattica espressione dello Stato dell’Essere, che trascende qualsiasi nazionalismo. I padiglioni dell’Esposizione del 1937, con la loro peculiare architettura, erano espressione dell’identità e delle ideologie delle Nazioni. Come quello sovietico sormontato da una statua di 25 metri raffigurante un operaio e una contadina con in mano una falce e un martello. Quasi a risposta, proprio di fronte, il Padiglione tedesco esibiva una grande aquila e una svastica, simboli inconfondibili del nazionalsocialismo. Allo stesso modo, Samsa immagina il Padiglione del proprio Stato, nel concepirne l’architettura si ispira alla struttura tipica delle grandi torri dell’antichità, richiamando un luogo sacro e universale. La sagoma del Padiglione ricorda anche un autoritratto dell’artista, raffigurante due corpi distinti, uniti in un’unica mente da una figura geometrica. Ed ecco che torna il tema centrale del dialogo, elemento identitario imprescindibile dello “Stato di Lucidità della mente”, unica arma contro la violenza. Poiché siamo la nostra storia, l’artista inserisce la sua presenza all’Expo modificando documenti originali d’epoca reperiti sul web, come la guida ufficiale e il filmato di inaugurazione, intervenendo alterandone l’originale tessuto storico attraverso un eccellente lavoro di post produzione. La suggestione creata è molto efficace, il Padiglione Noi Siamo Lucido appare all’improvviso tra le immagini e i testi di repertorio, tanto da passare quasi inosservato. La mostra presenta, oltre al video e alla guida, una serie di frammenti che riconducono al progetto e che accompagnano il visitatore in un viaggio immaginario sempre in bilico tra realtà e finzione. L’opera Where is Abel? da cui il titolo della rassegna, realizzata con un collage di stoffe, riporta al primo omicidio della storia, evento dalla drammaticità ancora molto attuale, estrema sintesi del messaggio dell’artista: quando la ragione abbandona il dialogo degenera in violenza. Accanto alla tela, realizzata con la proporzione del 16:9, un grammofono trasmette ogni cinque minuti una musica tratta dal film Per un pugno di dollari di Sergio Leone, anche questa frutto delle ricerche in rete. In mostra anche la bandiera del Padiglione, un collage colorato che ruota intorno a un buco nero a forma di stella che sembra inghiottire tutto ciò che lo circonda. </span></p>
<p>111Giulia Testa</p>
<p>____</p>
<p>Link al sito: <a href="http://insideart.eu/2015/06/11/gregorio-samsa-ad-albumarte/" target="_blank">Insideart</a></p>
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		<title>Clic-he webmagazine</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Aug 2014 14:58:46 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<h2>Viaggiare Sicuri &#8211; progetto in fieri di Gregorio Samsa.</h2>
<p>10 Luglio 2014</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Durante l’apertura della mostra Viaggiare sicuri, il 10 luglio a Milano, presso lo studio Vega- punk di Simona Da Pozzo, incontriamo i due autori che usano lo pseudonimo “Gregorio Samsa” e preferiscono non diffondere una propria immagine: sono di formazione autodidatta e abitano a Roma, nel 2012 sono stati finalisti al Premio Terna 04. Il progetto artistico Viaggiare sicuri è un tentativo riuscito di socializzazione della pratica fotografica. Gli autori hanno realizzato un loro autoritratto con maschera, collocato in una cornice antica. L’opera viene inviata in prestito a chi ne fa richiesta, attraverso il sito del progetto. I nuovi proprietari temporanei sono inviatati a collocarla nelle proprie abitazioni o luoghi frequentati abitualmente, poi fotografano l’opera nell’ambiente che la ospita, in modo da testimoniare la nuova dimora, infine restituiscono l’opera originale con una nuova fotografia che la riproduce.<br />
Dopo due anni di viaggi in Italia, Francia, Germania, Inghilterra, Russia, gli autori hanno raccolto il materiale fotografico prodotto dai partecipanti e lo propongono in un’ installazione che comprende: il loro autoritratto, la scatola di legno usata per trasportarlo, le fotografie scattare dai partecipanti stampate su cartoline, in tiratura di 200 copie per ciascuna immagine, inserite su due espositori in ferro battuto. Il progetto resta aperto a nuove proposte di ospitalità; attualmente gli autori sono in trattativa per una richiesta dalla Cina. Abbiamo chiesto a Gregorio Samsa se ha valutato i curricula dei partecipanti, per verificare esperienze nell’ambito dell’arte contemporanea, fotografia, design: «..non abbiamo voluto chiedere delle competenze ai partecipanti, non è nelle nostre intenzioni, ma per casualità una delle fotografie dei partecipanti, firmata “famiglia Lanci”, proviene da Giuseppe Lanci, direttore della fotografia per registi come Marco Bellocchio, Nanni Moretti, fratelli Taviani e anche Andrej Tarkovskij». La foto di Giuseppe Lanci non ha certo un tono cinematografico enfatico, ma quotidiano e familiare.<br />
La mostra Viaggiare sicuri viene ospitata solo il 10 luglio presso lo spazio Vega-punk, nei giorni successivi dall’11 al 18 luglio, gli espositori con le cartoline saranno collocati presso le attività commerciali nella stessa strada milanese dove si trova Vega-punk: via Lazzaro Palazzi, che insieme ad alcune vie adiacenti costituisce un piccolo quartiere ad altissima concentrazione di immigrati dall’Africa, la maggior parte abitanti “temporanei”, in altri stabili tanto da aver aperto attività commerciali proprie, in particolare piccoli ristoranti.<br />
Abbiamo seguito anche lo spostamento dell’installazione in questi locali, per sottolineare alcuni caratteri del progetto: la volontà di mettersi in dialogo con la comunità urbana circostante, la differente percezione di un’opera in uno spazio espositivo neutro, che sottolinea le qualità proprie di un’installazione, piuttosto che in un locale pubblico e commerciale, che può assorbire l’intervento artistico rendendolo molto meno riconoscibile.</p>
<p>Davide Tatti</p>
<p>____</p>
<p>Link al sito: <a href="http://www.clic-he.it/?p=7143" target="_blank">http://www.clic-he.it</a></p>
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		<title>Exibart TV</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jul 2014 15:03:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Viaggiare Sicuri &#8211; Vegapunk, Milano. 10 Luglio 2014 &#160; Gregorio Samsa invia per il mondo un kit da viaggio che contiene una cornice antica con la foto dell’artista e una tavola di istruzioni in diverse lingue. Cosa è richiesto? Di compiere in quattro fasi il rituale dell’esposizione dell’arte, trasformando il destinatario alternativamente in critico, curatore [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>Viaggiare Sicuri &#8211; Vegapunk, Milano.</h2>
<p>10 Luglio 2014</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gregorio Samsa invia per il mondo un kit da viaggio che contiene una cornice antica con la foto dell’artista e una tavola di istruzioni in diverse lingue. Cosa è richiesto? Di compiere in quattro fasi il rituale dell’esposizione dell’arte, trasformando il destinatario alternativamente in critico, curatore e artista: chi riceve il pacco deve relazionarsi con l’autoritratto dell’artista producendo una propria immagine che va rispedita, con la valigia, al mittente.</p>
<p>L’opera, che durerà fino alla morte dell’artista, si comporrà anche di un archivio con tutte le risultanti fotografiche di chi ha ricevuto e rispedito il pacco: un dialogo che viene documentata con una mostra biennale per verificare lo stato di avanzamento del progetto in cui si vede esposta la scatola viaggiante, il suo contenuto e tutto il materiale fotografico raccolto. Da Vegapunk a Milano, inoltre, le cartoline-opere sono state anche oggetto di una mostra settimanale in diversi esercizi commerciali della zona multietnica di via Lazzaro Palazzi.</p>
<p>____</p>
<p>Link al sito: <a href="http://tv.exibart.com/news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6876&amp;filter=&amp;page_elenco=3" target="_blank">Exibart</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://tv.exibart.com/news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6876&amp;filter=&amp;page_elenco=3" target="blank"><img class="alignnone size-full wp-image-1188" src="http://www.gregoriosamsa.com/wp-content/uploads/exibart_vs1.jpg" alt="exibart_vs1" width="320" height="240" /></a></p>
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		<title>Exibart</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Dec 2013 14:46:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[1+1=1 – HUNGRY GHOST. ROMA 27 Novembre 2011 &#160; Sulla scia della mostra Real/Virtual allestita a Torino nel 2011 in occasione di Artissima 18 e curata da Adriana Polveroni, Gregorio Samsa stavolta ha scelto la città di Roma per portare avanti la sua riflessione sulla rappresentazione plurima dell’IO, su quell’idea di duplicazione che rimanda al [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>1+1=1 – HUNGRY GHOST. ROMA</h2>
<p>27 Novembre 2011</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sulla scia della mostra Real/Virtual allestita a Torino nel 2011 in occasione di Artissima 18 e curata da Adriana Polveroni, Gregorio Samsa stavolta ha scelto la città di Roma per portare avanti la sua riflessione sulla rappresentazione plurima dell’IO, su quell’idea di duplicazione che rimanda al famoso dibattito su realtà, copia e copia della copia che appartengono alla storia dell’arte sin dall’epoca della sua riproducibilità. Per questo nuovo progetto l’artista ha dislocato il frutto del proprio lavoro in due luoghi non propriamente atti a tale destinazione – il Cinema America occupato a Trastevere, una vetrina in Via del Governo Vecchio – seppur intimamente legati ad un’idea di arte in senso più esteso.</p>
<p>Durante la sola giornata di mercoledì 27 novembre 1+1=1 – un titolo che sembra un rompicapo – costruisce un’atmosfera di totale assorbimento nell’immagine che diventa azione. Complice la sede del Cinema America, sul grande schermo l’attore Eric – alter ego dell’artista – interpreta i sette ritratti ad olio precedentemente presentati a Torino, seduto su di un vuoto che nella realtà lo spettatore scopre avere le sembianze di un parallelepipedo, all’interno dell’installazione Ring. Come un moderno Narciso lascia intravedere il suo volto riflesso in un cerchio d’acqua specchiante, ritornando ad aprire ancora uno sdoppiamento: egli è soggetto della rappresentazione e, allo stesso tempo, rappresentazione stessa. Le sue sembianze sono nascoste dietro una maschera sorridente dipinta su di un casco da schermidore. Questi, si fa interprete di una finzione su più livelli: da una parte l’io dell’artista si declina dietro gli archetipi tipici dello specchio e della maschera; dall’altra egli è al centro di una sala costipata di attrezzi e macchine legate al mondo del cinema, che lo rendono protagonista di un nuovo Thruman Show. Nella realtà Eric non c’è più, non esiste in questa dimensione nella quale il pubblico può attraversare l’installazione come uno di quei giochi usati dai bambini per conoscere le forme geometriche, ma in scala amplificata.</p>
<p>Anche nella perdita (apparente) di autorialità di Hungry Ghost la presenza di Eric-Samsa è latente: nella vetrina di un locale adibito a laboratorio d’arte a pochi passi da Piazza Navona, torna la figura dello schermidore, stavolta nelle sembianze di un totem circondato da 144 tavolette che ne riportano una copia; in basso, sulla sinistra, un artista cinese – che resta volutamente anonimo e dal titolo non casuale Il Sembiante – viene ripreso nell’atto del dipingere. Ancora una volta lo spettatore assiste ad una duplicazione, pur non potendo vedere fattualmente il modello in posa: Eric è una sorta di ectoplasma, che non può essere percepito se non nella sua rappresentazione. Ci si trova davanti solo a mere copie (e copie delle stesse). L’arte è messa in vetrina e il pubblico non può avervi accesso, può solo dedicarsi a un voyeurismo a tratti curioso, a tratti consapevole di quel che sta vedendo. Come nel caso di Ring, Eric non è percepibile se non in una dimensione di alterità, di finzione, di rappresentazione.</p>
<p>Un lavoro denso quello di Samsa, così spesso da risultare quasi difficile da cogliere nella sua interezza. Ogni piccolo spiraglio aperto si propone fertile alla nascita di ulteriori riflessioni, innescando una sorta di stream of consciusness impossibile da arrestare.</p>
<p>Fondamentale, allora, la temporalità in un evento come questo, la cui estemporaneità lo avvicina alla caducità visiva e fisica di una performance. 1+1=1 è un titolo sintomatico del superamento di un individualismo: parafrasando le parole scritte da Tonino Guerra per il film Nostalghia una goccia di olio più un’altra goccia, come fa dire il regista a Domenico, non fanno due gocce, ma una sola goccia più grande.</p>
<p>In un gioco dinamico fra sdoppiamento e duplicazione della rappresentazione e partecipazione di autorialità resta una traccia assolutamente non trascurabile: l’opera d’arte, per essere tale, è ancora qualcosa di fisico, una reazione alla percezione, un’azione partecipata da conservare nella memoria.</p>
<p>Alessandra Cardarelli</p>
<p>____</p>
<p>Link al sito: <a href="http://www.exibart.com/notizia.asp?IDCategoria=61&amp;IDNotizia=41317" target="_blank">Exibart</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://tv.exibart.com/news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&amp;id_news=6859" target="blank"><img class="alignnone size-full wp-image-1211" src="http://www.gregoriosamsa.com/wp-content/uploads/exibart_111.jpg" alt="exibart_111" width="320" height="240" /></a></p>
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