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	<title>Gregorio Samsa &#187; Uncategorized</title>
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		<title>Combat Prize 2016</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2016 16:16:19 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Combat Prize 2016, ecco i finalisti 13 luglio 2016 &#160; Livorno, 13 luglio 2016 &#8211; Sabato 16 luglio alle 17.30, premiazione dei vincitori del Premio Combat Prize 2016 nella Sala degli Specchi di Villa Mimbelli. Saranno assegnati i nove premi a disposizione tra gli ottanta finalisti selezionati da una giuria composta da: Adriana Polveroni, Antonello [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>Combat Prize 2016, ecco i finalisti</h2>
<p>13 luglio 2016</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Livorno, 13 luglio 2016 &#8211; Sabato 16 luglio alle 17.30, premiazione dei vincitori del Premio Combat Prize 2016 nella Sala degli Specchi di Villa Mimbelli.</p>
<p>Saranno assegnati i nove premi a disposizione tra gli ottanta finalisti selezionati da una giuria composta da: Adriana Polveroni, Antonello Tolve, Cristiana Perrella, Francesca Baboni, Ilaria Bonacossa, Luca Panaro e Stefano Taddei. Ecco i nomi dei finalisti: sezione pittura, Salvatore Alessi, Andrea Barzaghi, Elisa Cella, Stefano Cescon, Kalina Aleksandrova Danailova, Gianpiero De Gruttola, Emanuele Puzziello, Maurizio Faleni, Francesco Fusi, Gabriele Salvo Buzzanca, Giulio Saverio Rossi, Sai Hashizume, Juan Eugenio Ochoa, Pauline Koehorst, Pierpaolo Lista, Iva Lulashi, Luca Macauda, Saverio Magistri, Marta Lorenzon, Eleonora Mazza, Vincenzo Merola, Ettore Pinelli, Greta Pllana, Federica Poletti, Agostino Rocco, Lucia Simone, Tina Sgro, Vergauwen Victor, Annuli Viherjuuri, Xi Zhang. Sezione grafica: Giulio Bonatti, Anna Capolupo, Simone Downey, Flavio Senoner, Robert Gabris, Gudrun Heamägi, Marta Lech, Sabrina Vivian Bello, Marco Useli. Sezione fotografia: Andrea Buzzichelli, Filippo Centenari, Sara Ciuffetta, Chiara Corica, Giuseppe De Mattia, Paola Di Bello, Tiziano Doria, Elena Franco, Sara Lessio, Giovanni Presutti, Arash Radpour, Sanja Rosic, Silvia Serenari, Claudia Sinigaglia, Giulia Spreafico, Lamberto Teotino, Andrea Tesauri, Fabio Valerio Tibollo, Jacopo Tomassini, Rui Wu. Sezione scultura/installazione: Francesco Amato, Alessandra Calò, Martina Camani, Silvia Hell, Julie Polidoro,</p>
<p>Ernesto Longobardi, Mayice, Miz Nakaishi, Marika Ricchi, Sam Salehi Samiee. Sezione video: Hilla Ben Ari, E_cor Ensemble, Matteo Girola, Hweistra, Edson Luli, Andreas Mares, Matteo Pasin, Rionices, Gregorio Samsa, Ruben Van Leer.</p>
<p>____</p>
<p>Link al sito: <a href="http://www.lanazione.it/livorno/cosa%20fare/combat-prize-2016-ecco-i-finalisti-1.2342877" target="_blank">La Nazione</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Exibart VS2</title>
		<link>https://www.gregoriosamsa.com/exibart-vs2/</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2016 16:11:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Exibart]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[GREGORIO SAMSA, VIAGGIARE SICURI 2. TEATRO VITTORIA, PENNABILLI 08 giugno 2016 &#160; VS#2 Immaginate che vi arrivi un pacco, mentre siete a casa, magari sul divano. E immaginate che in questo pacco ci sia una scatola, e dentro la scatola una cornice con una fotografia, e che questa fotografia sia un autoritratto di Gregorio Samsa. Poi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>GREGORIO SAMSA, VIAGGIARE SICURI 2. TEATRO VITTORIA, PENNABILLI</h2>
<p>08 giugno 2016</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>VS#2</p>
<p>Immaginate che vi arrivi un pacco, mentre siete a casa, magari sul divano. E immaginate che in questo pacco ci sia una scatola, e dentro la scatola una cornice con una fotografia, e che questa fotografia sia un autoritratto di Gregorio Samsa. Poi immaginate un tabellone pieghevole, scritto in cinque lingue, contenente le istruzioni per installare, allestire e documentare una piccola mostra, proprio esponendo quell’autoritratto a casa vostra, e poi fotografandolo, diventando così voi stessi autori e parte dell’opera.</p>
<p>Bravi, avete immaginato Viaggiare Sicuri, opera d’arte aperta e a lunga scadenza (speriamo molto lunga, visto che l’opera si considererà conclusa con la fine della vita dell’artista!) di Gregorio Samsa, di cui è possibile monitorare i risultati ogni due anni, in una mostra biennale.<br />
Quest’anno, a circa quattro anni dall’inizio dei suoi viaggi, la seconda biennale di Viaggiare Sicuri è stata allestita nel foyer del Teatro Vittoria di Pennabilli, luogo eccentrico e lontano dai soliti circuiti dell’arte contemporanea. Come in un gioco di specchi ribaltati, Viaggiare Sicuri, il cui cuore è costituito da partecipazioni internazionali, trova mostra dunque in un piccolo paesino dell’entroterra romagnolo, ma proprio nel momento in cui questo diventa centro di internazionalità, durante la ventesima edizione di Artisti in Piazza, Festival Internazionale di Arti Performative.</p>
<div>Esposte, oltre alla tavola delle istruzioni e alla scatola, le 62 fotografie corrispondenti ai viaggi fatti finora dalla scatola, scattate da persone di tutto il mondo che hanno partecipato al progetto, accettando di diventare per una volta curatori, critici e artisti essi stessi, e dunque infiltrandosi in quello che l’artista chiama «il rituale dell’arte» – rituale sottolineato dalla performance di apertura della mostra in cui i visitatori sono stati invitati a mangiare una torta/simulacro identica alla scatola.<br />
A un primo sguardo d’insieme tutte queste fotografie – che poi sono come ritratti dell’autoritratto dell’artista, o forse autoritratti con l’autoritratto dell’artista – fanno un effetto straniante e affascinante al tempo stesso, e si è tentati di tracciare reti di analogie e differenze tra le fotografie, giocare a immaginare i profili e le personalità dei singoli fotografi.Il lavoro può sollevare molte riflessioni: il rapporto tra artista e fruitore, il senso dell’autorialità oggi, o il recupero di una certa fisicità – anche nel viaggio fisico effettuato dalla fotografia – in un’epoca di virtualità e incorporeità sempre più estreme. Ma più di tutto sembra suggerire la possibilità del dialogo tra individui: tanti mondi apparentemente distanti e isolati (forse come quegli strani aggregati geometrici su arazzo, quasi figure tutelari o demoniche, che Gregorio Samsa ha appeso ai lati della scala del teatro, a vegliare silenziosi) che però possono, relazionandosi e dialogando insieme, gettare le basi di nuove forme di esistenza, di partecipazione e di creazione.Mario Finazzi____</p>
<p>Link al sito: <a href="http://www.exibart.com/notizia.asp?IDNotizia=49922&amp;IDCategoria=1" target="_blank">Exibart</a></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>BoCS Art</title>
		<link>https://www.gregoriosamsa.com/bocs-art/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Mar 2016 15:44:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[INTERVISTA AD ALBERTO DAMBRUOSO 23 marzo 2016 &#160; Alberto Dambruoso, critico e curatore militante, fondatore e animatore dei Martedì Critici a Roma, Milano e Napoli, è stato nel 2015 protagonista di un progetto innovativo di residenze d’artista: i BoCS d’arte, a Cosenza. Gli abbiamo chiesto di parlarcene. Cosa sono i BoCS e da dove nasce l’iniziativa? [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2>INTERVISTA AD ALBERTO DAMBRUOSO</h2>
<p>23 marzo 2016</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alberto Dambruoso, critico e curatore militante, fondatore e animatore dei Martedì Critici a Roma, Milano e Napoli, è stato nel 2015 protagonista di un progetto innovativo di residenze d’artista: i BoCS d’arte, a Cosenza. Gli abbiamo chiesto di parlarcene.</p>
<p><strong>Cosa sono i BoCS e da dove nasce l’iniziativa?</strong></p>
<p>I Bocs d’arte sono un progetto che inizia il 4 luglio 2015 a Cosenza. Sul lungo fiume Crati, in un’area immersa nel verde, ma a ridosso del centro storico, sono stati costruiti 27 box più un centro polifunzionale. Si tratta di casette su due piani, completamente ecosostenibili, di circa 50 metri quadri, perfettamente attrezzate per accogliere gli artisti. Una sorta di casa vacanza per gli artisti! Il progetto nasce per volere del sindaco Mario Occhiuto: si è partiti grazie all’ottenimento di un finanziamento europeo, investito nella progettazione e realizzazione dei box, oltre che per la bonifica e sistemazione dell’area. Il progetto di residenze è invece stato finanziato dal Comune di Cosenza, e in parte anche dalla Provincia.</p>
<p><strong>Parliamo di numeri: quanti artisti, quante opere?</strong></p>
<p>Circa 180 artisti, divisi in 7 edizioni, dal 4 luglio 2015 al 7 gennaio 2016. Le residenze hanno avuto durata media di due settimane, fino al massimo di un mese. Oltre al proprio box, gli artisti avevano a loro disposizione un ristorante, che è diventato anche un luogo di condivisione e scambio: spesso le migliori idee nascono intorno ad un piatto di pasta! Oltre a vitto e alloggio, era anche previsto che gli artisti fossero completamente rimborsati di ogni spesa, compresi i costi dei materiali per la realizzazione delle opere.</p>
<p><strong>Come sono stati scelti gli artisti?</strong></p>
<p>Per gran parte, si tratta di mie conoscenze pregresse, legate all’attività critica, curatoriale, e ai Martedì Critici. La restante parte è stata selezionata da me e dalla mia assistente Annalisa Ferraro secondo i criteri standard di qualità del lavoro e curriculum.</p>
<p><strong>Di questa iniziativa si è parlato in lungo e in largo, e gli è stato conferito anche il premio Smau Napoli 2015. Si aspettava un riscontro di tale portata?</strong></p>
<p>È vero che se n’è parlato moltissimo nella stampa di settore nazionale ed estera. In tutta Europa questo progetto è stato considerato innovativo e se ne è discusso lungamente. E benché sono ovviamente molto contenti di aver vinto questo premio, e di aver avuto tutto questo successo fra gli addetti ai lavori, non posso non lamentare un’assenza delle grandi testate e televisioni nazionali, che hanno ignorato il progetto.</p>
<p><strong>E che reazioni ci sono state nella comunità cosentina? Che tipo di crescita ha portato per la città?</strong></p>
<p>Ogni progetto moderno e innovativo, inserito in un contesto non metropolitano ed internazionale, incontra diffidenze e resistenze. È nella natura delle cose. Tuttavia ho visto queste perplessità lentamente addolcirsi e mitigarsi, soprattutto di fronte al lavoro di quegli artisti che hanno deciso di lavorare nella città e con la città.</p>
<p><strong>Mi può fare qualche esempio di artisti che sono riusciti a coinvolgere la comunità locale?</strong></p>
<p>Ho lasciato gli artisti completamente liberi di lavorare secondo la loro volontà e i loro interessi, anche se ho consigliato loro di lasciarsi guidare anche dal contesto. E molti di loro hanno accolto il mio pensiero, lasciandosi influenzare e guidare dal tessuto culturale, storico, ambientale, sociale e geografico in qui si trovavano. Penso in particolare alle azioni di Alessandro Bulgini in giro per tutta la città, alla performance di Elena Bellantoni, che ha rievocato le memorie del territorio attraverso l’uso di vecchie macchine da scrivere: all’interno di una scuola bombardata nel 1943. O ancora penso al lavoro di Anita Calà, che ha raccolto le ombre di tutti coloro che sono entrati nel suo box, ombre che si sovrappongono e che creano una visione osmotica fra passato e presente, fra presenza ed assenza. E poi penso alla trottola del duo artistico <strong>Gregorio Samsa</strong>, che hanno coinvolto gli spettatori nel tentativo di far ruotare una trottola sezionata, che non poteva girare, registrando una serie continua di tentativi e fallimenti.</p>
<p>continua a leggere: <a href="https://martebenicult.wordpress.com/2016/03/23/intervista-ad-alberto-dambruoso/ " target="_blank">link</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Federica Lamedica</p>
<p>____</p>
<p>Link al sito: https://martebenicult.wordpress.com</p>
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