Gregorio Samsa

artist portfolio

Photo Album - 1937
"Noi Siamo Lucido" Pavilion
Photo Album - 1937

Pavilion “Noi Siamo Lucido”, color photograph from Official Photo Album; cm 29 x 21.

The image was created mimicking the style of the colorful photographs taken by Gorsky Freres and collected into the official photoalbum published as a reportage of the “Exposition Internationale des Arts et Techniques dans la Vie Moderne” held in Paris in 1937. The album offers a rundown on the main and spectacular architectures that characterized that event. All countries have intervened with their best architects. More than a classic fair, this event was characterized by the imposing and dominant architectures through which it is possible to read the political ideologies that each Nation deliberately expressed. The artist, simulating his participation in this event, has explicitly chosen to use the architecture language to create a clear distance to these ideologies. By choosing a structure that vaguely recalls the Mesopotamian Ziggurat, wanted to create a sacred and apolitical place on which to base the “vision“ room which is his self-portrait transfigured as a building.
L'immagine è stata realizzata simulando lo stile delle fotografie colorate realizzate da Gorsky Freres e raccolte nell' Album fotografico ufficiale edito come il reportage della “Exposition Internationale des Arts et Techniques dans la Vie Moderne” tenutasi a Parigi nel 1937. L'album offre una carrellata sulle principali e spettacolari architetture che caratterizzarono quell'evento. Tutti i paesi intervennero con i loro migliori architetti. Più che una fiera classica, questo evento è stato caratterizzato dalle architetture imponenti e dominanti attraverso le quali è possibile leggere le ideologie politiche espresse da ogni nazione. L'artista, simulando la sua partecipazione a questo evento, ha esplicitamente scelto di utilizzare il linguaggio dell'architettura per creare una netta distanza rispetto a queste ideologie. Scegliendo una struttura che vagamente ricorda le Ziqqurat Mesopotamiche, ha voluto creare un luogo sacro e apolitico su cui innestare la stanza della “visione”, ossia il proprio autoritratto trasfigurato come edificio.
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