Gregorio Samsa

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GREGORIO SAMSA, VIAGGIARE SICURI 2. TEATRO VITTORIA, PENNABILLI

08 giugno 2016

 

VS#2

Immaginate che vi arrivi un pacco, mentre siete a casa, magari sul divano. E immaginate che in questo pacco ci sia una scatola, e dentro la scatola una cornice con una fotografia, e che questa fotografia sia un autoritratto di Gregorio Samsa. Poi immaginate un tabellone pieghevole, scritto in cinque lingue, contenente le istruzioni per installare, allestire e documentare una piccola mostra, proprio esponendo quell’autoritratto a casa vostra, e poi fotografandolo, diventando così voi stessi autori e parte dell’opera.

Bravi, avete immaginato Viaggiare Sicuri, opera d’arte aperta e a lunga scadenza (speriamo molto lunga, visto che l’opera si considererà conclusa con la fine della vita dell’artista!) di Gregorio Samsa, di cui è possibile monitorare i risultati ogni due anni, in una mostra biennale.
Quest’anno, a circa quattro anni dall’inizio dei suoi viaggi, la seconda biennale di Viaggiare Sicuri è stata allestita nel foyer del Teatro Vittoria di Pennabilli, luogo eccentrico e lontano dai soliti circuiti dell’arte contemporanea. Come in un gioco di specchi ribaltati, Viaggiare Sicuri, il cui cuore è costituito da partecipazioni internazionali, trova mostra dunque in un piccolo paesino dell’entroterra romagnolo, ma proprio nel momento in cui questo diventa centro di internazionalità, durante la ventesima edizione di Artisti in Piazza, Festival Internazionale di Arti Performative.

Esposte, oltre alla tavola delle istruzioni e alla scatola, le 62 fotografie corrispondenti ai viaggi fatti finora dalla scatola, scattate da persone di tutto il mondo che hanno partecipato al progetto, accettando di diventare per una volta curatori, critici e artisti essi stessi, e dunque infiltrandosi in quello che l’artista chiama «il rituale dell’arte» – rituale sottolineato dalla performance di apertura della mostra in cui i visitatori sono stati invitati a mangiare una torta/simulacro identica alla scatola.
A un primo sguardo d’insieme tutte queste fotografie – che poi sono come ritratti dell’autoritratto dell’artista, o forse autoritratti con l’autoritratto dell’artista – fanno un effetto straniante e affascinante al tempo stesso, e si è tentati di tracciare reti di analogie e differenze tra le fotografie, giocare a immaginare i profili e le personalità dei singoli fotografi.Il lavoro può sollevare molte riflessioni: il rapporto tra artista e fruitore, il senso dell’autorialità oggi, o il recupero di una certa fisicità – anche nel viaggio fisico effettuato dalla fotografia – in un’epoca di virtualità e incorporeità sempre più estreme. Ma più di tutto sembra suggerire la possibilità del dialogo tra individui: tanti mondi apparentemente distanti e isolati (forse come quegli strani aggregati geometrici su arazzo, quasi figure tutelari o demoniche, che Gregorio Samsa ha appeso ai lati della scala del teatro, a vegliare silenziosi) che però possono, relazionandosi e dialogando insieme, gettare le basi di nuove forme di esistenza, di partecipazione e di creazione.Mario Finazzi____

Link al sito: Exibart

 

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