ma il verosimile, quella zona ambigua tra realtà e paradosso, la linea d’ombra che sottilmente divide il falso dal vero, “che ha l’aspetto, l’apparenza della verità, e perciò potrebbe anche essere vero, o ritenuto tale e accettato per tale”.
Dunque il 33 giri è vero o falso? Non importa, ciò che importa è la riflessione sull’ascolto che sollecita la narrazione silenziosa di Gregorio Samsa. L’ascolto del silenzio richiede infatti una percezione attiva e attenta, la stessa che è anche necessaria per l’ascolto dell’altro da sé. L’ascolto come premessa necessaria al dialogo con l’altro prende forma nell’enigmatico doppio Autoritratto in legno esposto nella sala interna, ma è soprattutto enfatizzato nel confronto tra il silenzio del disco che suona nel giradischi con il quadro astratto Neron Singing. In apparenza un collage geometrico di sto e colorate, esso è invece la riduzione di volumi e forme di un fotogramma di Nerone dal kolossal Quo Vadis. In questo ritratto il grande dittatore dell’antichità è convertito in cantante. Nel gioco di risonanze in cui ci coinvolge la misteriosa poetica dell’artista notiamo la stessa astrazione geometrica sulle copertine di tutti i vinili verosimilmente prodotti nel filmato. Forse anche esse icone enigmatiche di dittatori? Oramai entrati nella finzione di Gregorio Samsa, possiamo immaginare le loro voci che si amplificano, come aumenta il frastuono della retorica del potere quando diventa violenta e dittatoriale, “full of sound and fury, signifying nothing”.